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Il sistema di rivelazione incendio: cos’è e come funziona

Innanzitutto, in merito ad un sistema di rivelazione incendio, è opportuno fare chiarezza sulla terminologia: rivelazione o rilevazione? È abbastanza facile infatti, nel web ma non solo, che i due termini vengano usati come sinonimi, spesso addirittura all’interno della stessa frase, mentre in diversi documenti legislativi (vedi ad esempio il DM 18/03/96 sugli impianti sportivi e il DM 20/05/92 sui musei, ma non sono i soli) capita di leggere “rivelazione” in un comma e “rilevazione” in quello successivo (fonte: Elektro.it).

Per un indirizzo autorevole in merito alla dicitura corretta, è possibile fare riferimento alla normativa che regola tutti i sistemi antincendio, vale a dire la UNI 9795:2013, che detta i criteri per “ la progettazione, l’installazione e l’esercizio dei sistemi fissi automatici di rivelazione e di segnalazione allarme d’incendio”, applicandosi ai “sistemi fissi automatici di rivelazione, di segnalazione manuale e di allarme d’incendio, collegati o meno ad impianti di estinzione o ad altro sistema di protezione (sia di tipo attivo che di tipo passivo), destinati a essere installati in edifici, indipendentemente dalla destinazione d’uso”.

Il più pericoloso degli elementi di un incendio: il fumo

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fumo

È noto a tutti che un incendio costituisca una grave fonte di pericolo.

Ma esistono degli elementi che possono aumentarne la pericolosità, perché rendono più difficile la gestione delle operazioni.

In particolar modo, l’incendio diventa più pericoloso quando la sua segnalazione risulta tardiva e, di conseguenza, l’evacuazione e l’esodo degli occupanti dall’ambiente in cui è scoppiato, risulta posticipato.

Inoltre, ben più pericolose delle fiamme sono le alte temperature e, soprattutto, la presenza di fumo.

Il fumo è la principale causa di morte durante gli incendi, perché raggiunge una temperatura di circa 600-700° C, ostruendo le vie respiratorie e causando l’intossicazione delle persone presenti.

Non solo: la sua alta temperatura consente al fumo di muoversi velocemente in tutti gli ambienti ed avvolgere in pochissimo tempo tutti i locali.

Ovviamente, questa caratteristica fisica ha delle conseguenze gravi sugli occupanti: la prima in assoluto è la rapida riduzione di visibilità degli ambienti che ha come conseguenza la perdita di orientamento dei soggetti con poca conoscenza della struttura.

Che cos’è un sistema di rivelazione incendio

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rivelatore incendio

Le normative nazionali prevedono pertanto che venga svolta un’attenta valutazione del rischio di incendio ed in base a questa vengano attuate opportune misure per salvaguardare la vita degli occupanti (la cosiddetta ‘’valutazione del rischio vita’’). La principale e più importante misura preventiva è costituita dai sistemi di rivelazione incendi.

Per sistema di rivelazione incendio si intende un insieme di componenti che formano un impianto di allarme incendio, e che hanno, appunto, la funzione specifica di rilevare e segnalare la presenza di un incendio all’interno di un ambiente e di riportarlo all’intero edificio.

Quando installare un sistema di rivelazione incendio

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L’installazione di un sistema di rivelazione incendio può essere di carattere obbligatorio o facoltativo.

Nello specifico, l’installazione di carattere obbligatorio viene imposta da un professionista antincendio a seguito di calcoli effettuati sul rischio vita, rischio beni e rischio ambiente.

Contrariamente, quando il responsabile dell’attività decide in modo autonomo di installare un impianto di rivelazione incendi, senza che ci sia una prescrizione da parte del professionista o da parte dei Vigili del Fuoco, questa è di carattere volontario ed è finalizzata ad aumentare la sicurezza in termini di rivelazione e allertamento incendio, anticipando notevolmente l’evacuazione degli occupanti.

Riassumendo, è possibile installare i sistemi di rivelazione incendio ovunque: sia – e soprattutto – in luoghi frequentati da molte persone, sia in stabilimenti di produzione e di stoccaggio, che in abitazioni private, con le opportune differenze di tecnologia degli apparati.

I dispositivi andranno scelti in base alle caratteristiche dell’ambiente circostante (come la forma del soffitto o la circolazione dell’aria), tenendo conto della presenza di eventuali barriere o elementi di disturbo, per evitare di provocare falsi allarmi.

I diversi tipi di dispositivi di rivelazione incendi

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Il sistema di rivelazione incendi è composto da:

  • Una centralina di allarme incendio
  • Dispositivi di rivelazione incendio
  • Dispositivi di segnalazione manuale di incendio
  • Dispositivi di allertamento incendio

È utile spiegare fino da subito che esistono due tipologie di tecnologia: convenzionale e indirizzata. Tra le due esistono numerose differenze, soprattutto in termini di codificazione di segnalazione di allarme sulla centralina.

Inoltre, esistono varie tipologie di dispositivi di rivelazione incendi:

  • rilevatori ottici a fascio
  • rilevatori a camera ionizzante
  • rilevatori di fiamma
  • sensori di calore
  • sistemi a telecamera

Il funzionamento dei rilevatori antincendio di fumo si basa sulla reazione:

  • alla  diffusione della luce  (rilevatori fotoelettrici)
  • agli   ioni radicali liberi  (rilevatori ionici)

La luce diffusa dal fumo è soggetta all’effetto Tyndall (un fenomeno di dispersione della luce dovuto alla presenza di particelle) e, quando raggiunge il ricevitore, viene convertita in un segnale elettronico.

La manutenzione dei sistemi di rivelazione incendio

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Come qualsiasi impianto o attrezzatura antincendio, anche il sistema di rivelazione deve subire una costante e profonda manutenzione, al fine di garantire sempre la massima efficacia di funzionamento e la rispondenza alle linee guida delle normative.

Le leggi e le norme di riferimento:

UNI 11224

UNI 9795:2013

Legge 37/08

D.Lgs 81/08

D.M. 10/03/98 art. 4

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Autore: Redazione Fiamma Srl